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Il Mare di Dirac



Inciso e composto tra 2019 e 2020, Il Mare di Dirac è il nostro primo disco. Abbiamo deciso di dedicarlo a Nikola Tesla e a tutte le brillanti menti di donne e uomini che nei due secoli appena trascorsi hanno contribuito alla costruzione della fisica contemporanea.

Suddiviso in sei movimenti, ogni sezione – eccetto la terza – ricorda le scoperte compiute da alcuni dei nostri fisici preferiti – come Ettore Majorana, Richard Feynman e Lise Meitner – capeggiati da Paul Dirac e dal suo celebre Mare.


Questa scelta potrebbe sembrare pretenziosa, ma in realtà restituisce una piccola porzione della nostra attitudine curiosa verso i fenomeni del mondo e del nostro modo di intendere i principali ingredienti del nostro progetto: il suono e la luce.


La curiosità vibrante ci spinge di continuo a porci domande e persino l’idea alla base del nostro duo musicale scaturisce da alcuni quesiti: come possono convivere suono elettronico e luce? Di che cosa sono fatti?


Il disco è scaricabile qui.


Elenco dei movimenti:


01. 00’00’’ – 03’24’’ > Particelle di Majorana 02. 03’24’’ – 04’54’’ > Il mare di Dirac 03. 04’54’’ – 13’24’’ > Calcite, Onyx, Hawaii, Tabacco (380V) 04. 13’24’’ – 16’06’’ > Simmetrie 05. 16’06’’ – 18’33’’ > Lise Meitner 06. 18’33’’ – 21’28’’ > Positroni, elettroni e annichilazione 07. 21’28’’ – 24’54’’ > Integrale sui cammini



Le mille voci della corrente elettrica


La nostra memoria torna indietro, verso il desiderio di rivivere e di ripercorrere gli entusiasmi suscitati dalle prime invenzioni capaci di dar voce alla luce come l’Electrical Musical Tones (1895) di Alfred Graham – tra i primi a impiegare il controllo in voltaggio – o il Singing Arc di William Du Bois Duddell.


Nel 1899, William Du Bois Duddell (1872-1917) fu chiamato dall’amministrazione della capitale inglese per risolvere il problema dell’inquinamento acustico creato dalle lampade ad arco che illuminavano le vie della città; Duddell intuì che le frequenze udibili potevano essere controllate modificando la tensione applicata agli elettrodi. Fu così che nacque uno dei primi strumenti musicali elettrici che non aveva neppure bisogno di sistemi di diffusione esterna poiché lo stesso stesso arco voltaico delle lampade agiva da altoparlante.



E così, in un’epoca di grande diffusione degli strumenti destinati alla produzione di musica elettronica, abbiamo scelto di concentrare le nostre ricerche sulla materia originaria di questa disciplina: la corrente elettrica.


Trascorriamo le nostre vite circondati da utilissimi dispositivi elettrici ed elettronici (Ndr: i cui principi furono in gran parte inventati da Nikola Tesla…) che emettono un suono costante e difficilmente udibile. In una stanza tranquilla, potremmo forse sentire il ronzio di qualche alimentatore o vecchio neon mal funzionante, ma il resto delle voci dei nostri dispositivi e della corrente elettrica che scorre vicino a noi rimarrebbe pur sempre nel silenzio.




I nostri strumenti musicali


Per udire e registrare il suono della corrente ricorriamo al fenomeno dell’induzione elettromagnetica seguendo una via già aperta nel recente passato della storia della sperimentazione da David Tudor e proseguita, tra gli altri, dalla pioniera Christina Kubisch e dalla compositrice serba Jasna Velikovic.


I nostri strumenti musicali non sono banali microfoni, ma piccoli dispositivi che abbiamo realizzato (o che alcuni tecnici hanno realizzato per noi) capaci di amplificare i campi elettromagnetici generati dai dispositivi elettrici o elettronici.


Ogni strumento risponde a determinate gamme di frequenza e ogni sorgente (alimentatori, lampade elettriche, televisori con tubi catodici ecc.) ha un suono diverso, che varia di tipologia in tipologia e di marca in marca; anche la “qualità” della corrente di un luogo e le condizioni atmosferiche influiscono sul risultato finale. Trovare i suoni più fantasiosi o compositivamente stimolanti è per noi un’avventura quotidiana e difficilmente i suoni che impieghiamo possono essere replicati in maniera sempre uguale.


Queste segrete varietà ci hanno spinto a cercare sorgenti diverse: abbiamo amplificato e ascoltato tutti gli elettrodomestici che avevamo in casa, i suoni della città (semafori, bancomat, antifurti…), i suoni dei piloni elettrici, delle luci di Natale e persino i macchinari di una fabbrica di tessuti, quelli l’azienda di tessili Bonotto… ma questa è un’altra storia.



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